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venerdì 16 gennaio 2015

Guerre di religione?

Partire con una premessa non è mai il modo migliore per iniziare a buttar giù un pezzo. Però mi sembra doveroso e fondamentale farlo in questo caso. Quello che andrete a leggere non è un post che prova a dare delle risposte. In questo scritto pongo delle domande. Perché solo attraverso la riproposizione continua di dubbi e questioni ci si può avvicinare alla sostanza delle cose.

L'attentato al giornale satirico francese Charlie Hebdo ha ripresentato con ulteriore violenza il problema del terrorismo islamico e della polveriera mediorientale. In questi giorni in cui "tutti siamo Charlie" e nei quali venti gelidi di guerra alitano tra l'Europa e il Medio Oriente, tanti interrogativi continuano a sorgere.

Si è tornati nuovamente a parlare di guerre di religione, di fanatismo islamico, di due mondi contrapposti che non potranno mai convivere pacificamente perché troppo diverse le basi su cui si fondano le rispettive società.

Ma siamo sicuri che sia solo questo il problema? In fondo la storia ci insegna che dietro il paravento delle religioni si perpetrano crimini che nulla hanno a vedere con queste ultime. Analizzando quanto accade in tutto il Medio Oriente sono diverse le contraddizioni che saltano all'occhio. Prima di tutto giova ricordare che il problema del fondamentalismo islamico nasce proprio in questa particolare zona del mondo. L'Isis, lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante, che da mesi imperversa in Iraq seminando il terrore tra gli abitanti locali è solo l'ultima delle sue incarnazioni. Un gruppo di fanatici che, in base alle intenzioni rese manifeste, vuole impiantare nella zona un califfato a forte connotazione integralista.

Si tratta di musulmani sunniti, ovvero legati a quella che è la corrente maggioritaria dell'Islam, che continuano a seguire la sunna (cioè la tradizione) del Profeta Maometto. A contrapporsi alla visione sunnita c'è il più forte ramo minoritario dell'Islam che è lo sciismo, il quale vede negli imam e negli ayatollah "la luce di Allah sulla terra" e quindi li legittima come discendenti diretti del Profeta, in attesa del dodicesimo e ultimo imam. Le basi della religione sono le stesse, idem i testi sacri. Le differenze, come spiegato bene qui, stanno soprattutto nella visione politica. Nel caso dei sunniti Stato e religione sono inseparabili, per gli sciiti sono indipendenti ma le autorità religiose conservano comunque una sorta di controllo sugli esponenti politici i quali devono cercare di rispettare quanto più possibile le linee guida dell'Islam.

Si tratta di una spiegazione di massima per provare a inquadrare a grandi linee le due correnti maggioritarie presenti oggi nell'Islam, il quale, tuttavia, continua ad avere al suo interno tantissime piccole correnti minoritarie.

La condanna degli attentati terroristici di Parigi è stata netta da parte di tutti i maggiori leader mondiali. La marcia parigina di domenica scorsa ha voluto sottolineare, qualora ce ne fosse stato bisogno, quanto ognuno di loro si senta vicino alla Francia in questi momenti terribili. Allo stesso tempo, però, questi ultimi continuano a sostenere in Siria le forze ribelli che vorrebbero rovesciare Assad, esponente sciita del partito Baath (arabo-socialista). Proprio all'interno delle forze ribelli si è affermata prepotentemente la branca fondamentalista che vorrebbe un regime fondato sulla Shari'a, ovvero la legge islamica.

La domanda a questo punto è: come si può sostenere un fondamentalismo in un caso (quello della Siria) e condannarlo in un altro? A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva qualcuno di molto importante per la storia del nostro Paese. E quindi il sospetto che il problema religioso sia solo un paravento si fa sempre più forte. In gioco c'è il controllo di una regione strategica per tutto il Medio Oriente. Stati sunniti come l'Arabia Saudita non disdegnerebbero la presenza di un governo amico in quella zona. Dall'altra parte la minoranza sciita non vuole abbandonare un'area che fa da cuscinetto tra il Libano, sponda sul Mediterraneo, e le altre due forti concentrazioni sciite della Regione presenti in Iran e Iraq.

Ed ecco perché non bisogna cadere nella facile generalizzazione. Quando si parla di Islam non è mai tutto bianco o tutto nero. Tantissime autorità religiose islamiche hanno condannato gli attentati di Parigi, così come lo stesso ha fatto Nasrallah, leader di Hezbollah. Eppure sono musulmani anche loro. Seguono gli stessi precetti di base.

Ad esempio non si sono udite sommosse popolari per quanto accaduto in Arabia Saudita al blogger trentunenne Raif Badawi. L'uomo è stato condannato a 10 anni di galera e a subire 50 frustate pubbliche per 20 settimane. La causa? Aver offeso l'Islam su internet. Eppure le richieste formulate da Badawi andavano proprio verso quella modernizzazione tanto agognata dai Paesi occidentali. Ma nessuno dei nostri leader ha provato a collegare quanto accaduto a questo giovane uomo con i fatti di Parigi. Sarà perché l'Arabia Saudita è da sempre una Nazione che con l'Occidente ha intessuto rapporti economici fondamentali per entrambi? E quindi una ingerenza diretta in problematiche interne alla monarchia saudita avrebbe potuto scatenare tensioni che a nessuno avrebbero fatto comodo?

Due pesi e due misure, insomma. In nome della ragion di Stato. In fondo basta tornare indietro agli anni '80 per ritrovare ancora una volta gli Stati occidentali, Usa in primis, nel ruolo di finanziatori di quelle correnti islamiche più integraliste in funzione anti-socialista e anti-sovietica. Basti pensare alla guerra in Afghanistan degli anni '80 nella quale una repubblica di stampo marxista-leninista stava cercando di sradicare certi fondamentalismi religiosi presenti da tempo immemore per avviare una modernizzazione del Paese. Perché all'epoca le componenti fondamentaliste non vennero percepite come un pericolo per "l'occidente civilizzato"? Forse era avvertito maggiormente il pericolo "rosso"? Era un mondo molto diverso, figlio della logica dei blocchi contrapposti, le cui azioni, però, si ripercuotono ancora oggi, nel 2015.

Tante domande e ben poche risposte. E un ultimo quesito fondamentale: siete ancora sicuri che il problema sia solo ed esclusivamente religioso?

domenica 21 dicembre 2014

Cave panem et... circenses

Usare strenne e auguri per raccattare consensi elettorali è davvero triste… ma è di questo che abbiamo bisogno? Di panem et circenses? Io credo che abbiamo bisogno di imparare ad impastare, infornare e magari anche a coltivare il grano. Credo che dobbiamo affrancarci dai regnanti ed attuare una democrazia in cui siamo noi a decidere i giochi da vedere e magari a scegliere di giocare noi stessi, in prima linea, se ne abbiamo voglia. Basta con le false genuflessioni (che io ammetto solo innanzi a Gesù Cristo), basta con il “vicino o’ re beato cu c’è”. Ci appiattisce, ci svilisce. E poi chi lo dice che il re è il migliore? Marsala è un paese strano. Ricordo che quando ero ancora alle medie mi sentivo circondata da gente più ricca di me. Poi ho scoperto che spesso era una ricchezza più ostentata che reale. Nel senso che, se uno ha la macchina da 200mila euro e ha fatto un leasing che magari non pagherà, o ha i brillanti al collo e debiti anche con il pizzicagnolo…ecco, come dire, non è ricco. Ebbene e se invece ci fosse un passaggio di tendenza nel segno della libertà? se ci sentissimo liberi di dire che facciamo la spesa al discount? Che compriamo i regali di Natale su internet, perché si risparmia? Che…menomale che ci sono i nonni con la pensione? Immaginate la liberazione di smettere di dare valore all’apparenza! Immaginate di risparmiare le energie sprecate a fare i signoroni con le scarpe firmate e il calzini bucati (con la speranza che non ci venga “un colpo di sangue”, come dice sempre mia nonna, ché se ci portano all’ospedale ci toglieranno le scarpe e scopriranno l’inconfessabile segreto). E poi, una volta ammessa la povertà materiale, saremmo costretti a darci da fare per impinguare le sostanze che, a dire il vero, pingui, non lo sono mai state, o quasi. A questo punto il prossimo passo sarà trovare dei rappresentanti rappresentativi, quindi sinceramente poveri di soldi (come la maggior parte degli elettori) e ricchi di volontà e verità. Se poi, alla volontà e alla verità, si aggiunge l’intelligenza e la sanità mentale, allora c’è davvero speranza. Buon Natale

Scritto da Chiara Putaggio
Tratto da itacanotizie.it 
Link originale http://www.itacanotizie.it/cave-panem-etcircenses/

lunedì 17 novembre 2014

Guerra tra poveri

Siamo nel pieno di una guerra. Tappiamoci gli occhi, neghiamo l'evidenza, ma ci siamo dentro fino al collo. Ed è una guerra tra poveri. Poveri che per una generazione si sono illusi di avere svoltato, di essersi messi alle spalle difficoltà e stenti.

Abbiamo conosciuto il benessere. Carne a tavola un giorno sì e l'altro pure, l'auto nuova, vestiti firmati e l'ultimo modello di smartphone. Facciamo i conti con decenni di appagamento dei sensi e di ogni capriccio. Tornare indietro diventa problematico, se non addirittura impossibile. Decadenza. Chi lo spiega a giovani cresciuti tra feticci e status symbol che niente sarà più come prima?

Le periferie bruciano, è caccia al diverso, allo straniero. Si cercano facili colpevoli. Ci rubiamo tutto, finanche la casa. Fotti o sarai fottuto. Siamo in competizione per lavori senza futuro, spesso senza nemmeno la gratificazione di uno stipendio. Sopravviviamo in mezzo a veleni e maleducazione, ruberie e corruzione, violenza e degrado.

Chi dovrebbe trovare le soluzioni per questo letamaio si trastulla tra salotti televisivi e cinguettii. Lo scaricabarile è sport che contempla in Italia svariati campioni mondiali, ciechi nel loro narciso compiacimento. Il virus contagia tutti, anche chi doveva portare una ventata nuova. Quale sarà il nostro futuro?

venerdì 10 agosto 2012

Povere bestie, povera Italia



Nel composito bestiario (e qui non usiamo un termine a sproposito) che popola gli scranni del Parlamento italico balzano agli onori della cronaca nuovi protagonisti. Gli ultimi scampoli di legislatura regalano perle inaspettate (?), lampi di luce che squarciano le nostre giornate rese cupe da inflazione galoppante e stipendi sempre più magri (per quei pochi fortunati che ancora possiedono una busta paga).
L'ultimo, in ordine di tempo, è il senatore Giuseppe Astore, molisano, ex Idv adesso al gruppo Misto. A prima vista il solito cambio di casacca, un altro parlamentare che ha tradito il mandato dei suoi elettori. Che poi ripensandoci bene, ha tradito solo il corregionale Di Pietro, che a Roma lo ha paracadutato, visto che con il porcellum gli elettori non hanno più nemmeno il piacere di indicare la propria preferenza per questo o quel candidato.
Stiamo divagando, torniamo al senatore Astore. Che è piccato, seccato, quasi indignato. Gli tocca lavorare il lunedì. E no, non va bene. Dopo le fatiche del weekend, lavorare il primo giorno della settimana è immorale.
Non sono mica bestie, i parlamentari. Siamo d'accordo con lui. Sono piuttosto comici, specialisti della boutade, professionisti della burla. E certo Astore non vuole essere da meno di altri che prima di lui ci hanno deliziato, spargendo perle di saggezza nel solco di Scilipoti e Borghezio.
Gli tocca pure pagare qualcosina di più al desco di Palazzo Madama, dopo che lo scandalo dei prezzi dei menù al ristorante dei parlamentari ha provocato un ritocco al rialzo. Svuotando addirittura i tavoli, a quanto dice Astore. Poveri parlamentari, probabilmente tagliano le spese anche loro perché non riescono ad arrivare a fine mese. Sono questi i problemi dell'Italia. Mannaggia ai giornalisti impiccioni che non si fanno mai i fatti loro.

venerdì 3 agosto 2012

Aridaje! Ma allora sei de coccio!!

L'eco delle dimissioni di Raffele Lombardo risuona ancora tra le assolate strade siciliane e già qualcosa si comincia a muovere per il futuro prossimo. Ormai è deciso: il 28 e il 29 ottobre si andrà alle urne per scegliere il nuovo presidente regionale e formare la nuova Assemblea.
Sarà Ulisse, "divino dal multiforme ingegno" (portatore di caldo supremo, aggiungerei io...); sarà che si vuole evitare di far la figura dell'avvoltoio che banchetta tra i resti di una carcassa ancora calda, benché in stato di avanzata decomposizione ormai da mesi, se non addirittura anni; sarà che ormai siamo ai primi di agosto per cui le ferie sono lì che ti aspettano e magari nemmeno bussano ed entrano sicure come la primavera che ci decantava il poeta; insomma sarà quel che sarà ma ancora nessuno tra i leader politici siciliani ha espresso apertamente la propria candidatura allo scranno lasciato vuoto da Lombardo.

Non manca però il primo sondaggio sulle intenzioni di voto dei siciliani (indagine che potete leggere QUI). E indovinate un po' quale sarebbe al momento il primo partito dell'Isola? Ma il Movimento per le Autonomie di Lombardo stesso, cari signori! E' vero, si tratterebbe di un pur misero 16 per cento che, politicamente, non garantirebbe l'elezione al rappresentante del partito in questione (con tutta probabilità il delfino Massimo Russo....), però è un dato che dice molto della natura di chi lo ha prodotto.

In pratica l'autoctono siculo, nonostante quattro anni e passa in cui ha visto la propria regione cominciare a scavare dopo aver toccato il fondo nell'esperienza Cuffaro, e nonostante i continui rimpasti di giunta e le nomine impartite a destra e a manca senza alcuna vergogna e da perfetto conoscitore del manuale Cencelli, continuerebbe a dare la propria preferenza a chi lo ha portato verso questo Profondo Rosso.

Attenzione, da questo marasma non sono esclusi nemmeno i due partiti che seguono nelle preferenze di voto, vale a dire il Partito Democratico e il Popolo della Libertà.
Il primo è arrivato anche a sacrificare quel minimo di credibilità sull'altare del più bieco trasformismo. Infatti, dopo aver concorso da avversario alla poltrona di Palazzo d'Orleans ha deciso di stringere alleanza proprio con chi aveva disprezzato e combattuto fino al giorno prima, salvo poi tornare sui propri passi quando la barca ha cominciato ad affondare.

Ma questo al siciliano medio non importa nel momento in cui mette piede dentro la cabina elettorale. Abile come pochi nell'arte del  mugugno, subisce gli effetti di un non meglio precisato campo magnetico prodotto dalle schede elettorali che porta la matitina in dotazione a porre la X sempre su quei 4-5 partiti che fino a due ore prima continuava a sbertucciare pubblicamente, lamentandone l'ignavia e l'inutilità. Però, sapete com'è: di fronte a tutti quei simboli scattano ancestrali paure. "Mmmmm....unn'è ca puozzu vutari pi comunisti, no?", pensa lo scrutatore stavolta votante, arrovellandosi il gulliver. "E puoi chi cuosa è stu Movimento cincu stelle? Grillo parra parra ma è come l'avutri", continua il nostro amico mentre avverte i primi effetti da campo magnetico qualunquista. "E Di Pietro? Chiddu iecca vuci ma un sapi parrari mancu in italiano. E puoi picchì un s'arristava a fari u magistratu?". A questo punto tutte le ipotesi sono scartate e il siciliano si sente più tranquillo. Può apporre senza rimorsi la X sempre sui soliti noti. Tanto si sa, il voto è segreto! E poi se qualcuno ti dovesse chiedere...."Io???? Un c'ha vutatu mai pi chiddu!!".

martedì 31 luglio 2012

Bye bye Raffaele

E' stato di parola. Aveva annunciato le sue dimissioni il 31 luglio, e oggi Raffaele Lombardo ha lasciato la presidenza della Regione Siciliana. Cosa resta di quattro anni abbondanti di legislatura? Un paio li ho seguiti attivamente per lavoro, gli ultimi da spettatore lontano ma interessato. Un'idea me la sono fatta, non necessariamente originale. Lo hanno chiamato "il grande divisore". Il pezzo di Salvo Toscano su LiveSicilia la dice lunga su quello che il leader dell'Mpa ci lascia in eredità. Confusione, politica e non. L'ex governatore siciliano non si è fatto mancare niente. Ha sfasciato l'alleanza di centrodestra che lo ha portato a Palazzo d'Orleans, ha messo contro il Pdl e l'Udc prima, Miccichè e i berluscones poi, ha diviso il Partito Democratico (impresa in realtà nemmeno tanto difficile da compiere). Tutto in un crescendo che ha lasciato sul campo morti e feriti. Compreso lui, il presidente della Regione. Inutile negarlo. Quella che all'inizio era stata la sua forza, alla fine si è trasformata in un'arma a doppio taglio. A furia di rompere e riaggiustare, i pezzi si sono talmente frammentati che a Lombardo la colla non è più bastata per rimetterli insieme. Abbandonato anche dallo stato maggiore del suo stesso partito, perso in un vortice grottesco di nomine, nel valzer di assessori (più di trenta in totale), dirigenti e consulenti, Raffaele ha perso la bussola naufragando rovinosamente. Serve poco gridare al complotto, in quattro anni poco o nulla è stato fatto per l'Isola. La Sicilia, intanto, sprofonda. Ad ottobre si torna a votare.

martedì 24 luglio 2012

Il segno dei tempi

Palermo. Nove e trenta del mattino circa. Esterno giorno.
L'auto si avvicina al semaforo. Rallenta e piano si ferma. Il rosso è appena scattato. Lei è seduta su un piano rialzato del marciapiede. Sembra la classica donna diretta al lavoro. E' vestita bene, truccata con garbo. Si alza e si avvia verso le strisce pedonali.
Di colpo, quasi seguendo un moto interiore improvviso, si gira di scatto e si accosta alla prima auto. L'espressione leggermente spaesata dà l'impressione di chi voglia chiedere un'informazione. Ma così non è. Sin dalle prime parole l'inconfondibile accento palermitano denota la provenienza autoctona della donna, pur senza avere un'inflessione marcata ed esprimendosi in un italiano abbastanza corretto.
Ma a sorprendermi di più è la sua richiesta all'automobilista. Testualmente: "Ho perso il lavoro, non avrebbe una piccola offerta da farmi?". La sorpresa si mescola allo stupore e si dipinge sul mio volto. L'apparenza di una donna in carriera ha lasciato spazio a una delle tragedie del nostro tempo: la perdita del lavoro e la mancanza di possibilità alternative in un mercato immobile.

Si capisce che è la disperazione a spingerla a tanto. Infatti, subito dopo il primo rifiuto non chiede nemmeno alle auto che seguono, ma torna a sedersi, stringendo i pugni, sul piano rialzato del marciapiede. L'espressione è contrita, la rabbia è mal celata, e le lacrime sembrano già fare capolino. Eppure non si scioglie in un pianto. Mantiene la sua dignità fino in fondo. Ma si vede che ha dovuto umiliarsi, e pure tanto, per arrivare a chiedere l'elemosina a un semaforo. Infatti tiene costantemente il viso girato dalla parte opposta alle auto in colonna, quasi ad evitare gli sguardi dei conducenti che sicuramente sente addosso.

Torna il verde, mi allontano con l'auto, ma quella brutta sensazione di un film che presto dovrò abituarmi a vedere più spesso non mi ha abbandonato. E tutto questo accade mentre chi dovrebbe avere a cuore i problemi della nostra Regione e del nostro Paese continua a giocare con milioni di euro di disavanzi di bilancio, con tagli indiscriminati ai servizi pubblici e una pressione fiscale che aumenta a dismisura. Quasi come se avessero un grandissimo Monopoli col quale divertirsi e non la responsabilità di milioni di vite.
Viene da ripensare alla frase di Mussolini, pronunciata poco prima della Seconda Guerra Mondiale: "Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo dei vincitori". In questa "guerra" senza eserciti e senza cannoni, quanti ne pretendono i tecnocrati della vecchia Europa?